Il caminetto ardeva piano,
come se sapesse più di quanto mostrasse.
La fiamma non bruciava soltanto legna:
scaldava l’aria, la rendeva più densa,
più vicina alla pelle.
Lei si avvicinò al fuoco
come ci si avvicina a un pensiero proibito:
lenta, consapevole,
lasciando che il calore la sfiorasse
prima ancora di toccarla davvero.
Ogni crepitio sembrava un invito,
ogni scintilla un respiro trattenuto.
Il tempo non correva più:
si dilatava, si tendeva,
si faceva attesa.
Lui la guardava come si guarda una fiamma
che potrebbe scaldare o consumare,
senza sapere quale delle due cose desiderasse di più.
E in quello sguardo
c’era già tutto ciò che non veniva detto.
Il fuoco rifletteva sulle loro mani,
sulle distanze che si accorciavano,
sulle parole che non servivano.
Era un calore che non chiedeva permesso,
che saliva lento,
che prometteva senza parlare.
Non c’era fretta.
Solo un avvicinarsi inevitabile,
come se il fuoco li stesse chiamando entrambi
nello stesso punto, nello stesso istante.
E in quell’istante,
l’attesa divenne presenza.
E la presenza, desiderio.

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