Non serve il contatto: basta un respiro che cambia ritmo,
una distanza che si accorcia senza toccarsi,
un pensiero che diventa corpo prima ancora di essere parola.
Il tempo allora si spezza in schegge luminose,
come vetro colpito da un impulso troppo forte per essere trattenuto.
Ogni frammento riflette un istante diverso:
un battito, un tremito, un silenzio che brucia più di un gesto.
E in quel crepitare sottile,
tra ciò che cede e ciò che resiste,
nasce un’intensità che non ha nome.
Non è passato, non è futuro:
è un presente che pulsa,
che si dilata,
che chiede di essere abitato fino all’ultima vibrazione.
Il tempo non si rompe per distruggersi,
ma per rivelare ciò che resta quando tutto il resto tace:
la verità nuda di un desiderio che non ha bisogno di essere detto,
solo riconosciuto.

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